Il Fiore del Giardino Selvaggio


L’acqua mi chiama,
si agita irrequieta,
si innalza e ricade,
si infrange e si tradisce,
mille specchi per l’ultimo raggio.

Un volto attraverso i riflessi,
ricorda il mio sguardo,
canta la mia anima,
mi abbaglia,
mi acceca.

I miei occhi si spengono:
ora vedo di più,
ora sento,
ora ricordo,
sono ovunque, sempre.

La mia mano si chiude,
puntura di spine,
ma stringo più forte:
ora, solo profumo vellutato fra le mie dita,
petali di rosa e gocce di rugiada.

Corro cieco verso il sole,
solo un fiore preso per mano,
ma ora non sento più le spine,
solo petali vellutati fra le mie dita,
come le mie dita.

Volo verso il sole,
dietro di me solo un alito di vento,
il suo volto coperto di rugiada,
dietro di me petali di rosa,
si disperdono nell’aria.

Volo verso il tramonto,
fuggendo dalla notte,
per vederne un altro,
e poi ancora un altro,
finché non ci saranno più tramonti.

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