Cienfuegos
Cienfuegos 3

Correvo inseguendo un suono, ora una melodia, estranea a quel luogo abbandonato e fuori del tempo, dalle note vellutate come il colore del cielo, ma intense e vive come il cremisi che un tempo tingeva i tappeti posati in quei luoghi. Sopra, oltre la scala, una grande stanza apriva le sue finestre verso il cielo grigio, verso l'orizzonte dove la foresta tropicale ribolliva di un verde profondo e selvaggio. Tra il mio respiro e quei ritagli nel cielo, due pianoforti abbandonati sembravano implorare le note di un tempo. Mi avvicinai sedendo su un vecchio sgabello di ferro: il rumore contro il suolo di marmo mi fece trasalire. Quando posai le mani su quei tasti mi parve di risvegliare qualcosa in quel luogo, suono sacrilego, o forse qualcosa si risvegliava dentro di me. Ora la melodia giungeva più forte, ma non erano le mie dita che battevano sull'avorio, era la voce di una giovane donna, accompagnata da suoni metallici che ingigantivano tra quelle pareti vuote. Forse erano questi i suoni sacrileghi, ma stranamente sembravano appartenere a quel luogo.

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