Mi
fermai rapito dal silenzio dell’acqua immota: lontano potevo scorgere
la sagoma di quell’albero solitario. Con i suoi rami scarni come
braccia protese verso il cielo, afferrava gli ultimi raggi del sole che
rilucevano sull'acqua come cocci dorati.
Mi avvicinai a quella sagoma, testimone d’innumerevoli
maree, lentamente, con reverenza, come se da un momento all'altro potesse
dileguarsi. Camminai in quello specchio d'acqua che lambiva le mie caviglie
come se il tempo si fosse fermato, come se quella distesa d'acqua bassa
non avesse mai fine.
Mi ritrovai davanti a quella
sagoma, con il suo riflesso sull'acqua fuso col mio; alle mie spalle la
spiaggia lontana, di fronte a me il silenzio del mare.
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