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...Il rumore dell’acqua
corrente lì vicino lo destò dal rapimento che stava provando
per quella scena. Mentre si rammentava del ruscello che aveva sognato
tempo prima, vide una figura opalescente emergere dalla vegetazione. La
ragazza sembrò non accorgersi della sua presenza: stava tendendo
un orecchio cercando di cogliere un rapido fruscio udibile poco lontano.
Si mosse con passi incerti girando la testa a piccoli scatti verso diverse
direzioni, come se non capisse ancora da dove giungesse quel suono...
...Gabriele capì immediatamente da cosa era provocato: poco più
in là un’altra figura stava camminando a passo svelto verso
la ragazza. Era quasi identica alla prima: il suo corpo, il viso incorniciato
dai corti capelli castani e illuminato da quei grandi occhi nocciola,
la bocca piccola plasmata con un accenno di sorriso che le dava un’espressione
austera. Ciò nonostante la differenza fondamentale rispetto all’altra
donna era la sua consistenza, la forza della sua presenza, tanto che quel
paesaggio che fino a quel momento era sembrato così reale, vicino
a lei pareva quasi trasparente, spettrale. Per la prima volta Gabriele
cercò di vedere il proprio corpo. Portò le mani davanti
al volto, osservandole attentamente come se fosse la prima volta: in quel
luogo le uniche cose realmente tangibili erano lui e la ragazza che si
stava avvicinando, Elena...
Tratto dal "Collezionista di sogni" |
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