Kemet, la terra nera, dimora millenaria dell'istituzione
faraonica, il fascino romantico di una civiltà scomparsa,
lontana da noi nel tempo, ma vicina quasi fosse una parte di noi
stessi.
Il principio estetico, l'armonia dei colori
e delle forme dell'arte egizia, la gioia di vivere dell'epoca, la
perfezione della scrittura geroglifica mai raggiunta da altri linguaggi,
ne rendono i sapori simili a quelli di un sogno le cui sfumature
sono troppo tenui perché siano descrivibili a parole.Non basterebbe l'intera vita di un essere
umano, per riuscire ad assorbire quasi tremila anni di storia, in
un periodo più lungo di quello che ci separa dal tramonto
di questa luminosa civiltà.
Tutt'oggi nonostante gli enormi progressi
tecnologici e scientifici della civiltà umana, l'uomo non
è più riuscito a raggiungere un tenore di vita in
ambito sociale e filosofico di tale livelli: un povero poteva far
strada fino a diventare visir, la donna copriva cariche politiche
e religiose al pari dell'uomo, gli stranieri erano accolti sulle
due terre e potevano professare le loro religioni in piena libertà. Purtroppo molti, riflettendo sull'antico Egitto
non possono fare a meno di pensare alla schiavitù, ma non
vi è nessuna prova che esistesse, anzi è quasi certo
che fosse bandita. Sia lo stupro sia l'omicidio erano severamente
puniti, più di quanto lo siano oggi, i tribunali prevedevano
un giudice, un pubblico ministero, e una giuria scelta formata da
membri di tutti i ceti sociali. Il faraone, letteralmente la dimora, non era
un despota tiranno, ma rappresentava il padre spirituale e materiale
del popolo egizio, infatti, la loro religione non era un dogma,
un credo, ma un mezzo con il quale l'incarnazione di Orus attraverso
il motore spirituale dei templi, manteneva l'armonia che rese perfetta
e immobile nel tempo anche se in evoluzione, un'istituzione che
in tutta la storia umana conosciuta non ha mai trovato pari.
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